Le elezioni del 6 aprile e la miniera di Kvanejfield

Le elezioni del 6 aprile e la miniera di Kvanejfield

La Groenlandia da qualche tempo è entrata in una crisi di Governo (accompagnata da un forte polemica pubblica che risale agli anni ottanta) generata dal dibattito sulla necessità di sfruttare il prezioso sottosuolo, ricco di terre rare. Le elezioni del 6 aprile saranno quindi un’importante momento di riflessioe in merito alle politiche future del Paese, in tema di tutela ambientale ed estrazioni minerarie, soprattutto in riferimento al tema della miniera di Kvanefjeld. Essa rappresenta una grande opportunità di crescita per l’economia del Paese, ma anche un rischio per la salute delle persone e dell’ambiente. 

Il processo di autonomia della Groenlandia

La Groenlandia è un Paese con un’estensione enorme, di poco inferiore all’Argentina, ma la piccolissima comunità che abita queste terre estreme occupa un suolo al centro di immensi interessi economici internazionali. La ricchezza generata dalla miniera Kvanefjeld rappresenterebbe sicuramente un passo in avanti nella strada verso l’autonomia della Groenlandia.

Le voci a favore:

Il progetto è fortemente sostenuto dal ministro per le Materie Prime Jans Frederik Nielsen, mentre Jørn Skov, Executive Manager di Greenland Minerals, ha posto l’accento sul grande contributo che la miniera darebbe alla transizione ecologica, poiché garantirebbe il 15-20% dell’approvvigionamento necessario di terre rare. 
Il processo di autonomia, che ha visto una prima tappa nel 2009 con l’ottenimento dell’autogoverno e della proprietà delle riserve minerali, resta però ostacolato dalla forte dipendenza in termini economici e finanziari dalla Danimarca, che garantisce alla sua nazione costitutiva quasi la metà del budget annuale. Inoltre l’output economico generato dalla miniera potrebbe non bastare nel rendere la Groenlandia autosufficiente e la miniera potrebbe avere un impatto negativo sul turismo, importante fonte di reddito del Paese.

Le voci a sfavore:

Il progetto è fortemente criticato dal partito di opposizione Inuit Ataqatigiit e dall’associazione no-uranio Urani Naamik. Infatti, anche se l’uranio rappresenta solo una piccola parte della produzione, il timore è che possa contaminare le città nei pressi del sito. 

 

Dove si troa la miniera di Kvanejfield?

L'iter di approvazione del progetto

Il progetto di apertura della miniera ha ottenuto l’approvazione dell’Environamental Impact Assesment (EIA) nel 2020 e il documento è stato tradotto in lingua locale. Il passo conclusivo sarebbero state le consultazioni pubbliche a inizio febbraio, ma un ritardo ha spinto il partito democratico a lasciare la coalizione due settimane dopo il dibattito programmato. Ad oggi la miniera di Kvanejfield rappresenta una delle più grandi risorse di uranio e terre rare del globo e la Groenlandia, proprio per questa ragione, si trova nella sfera di interesse di Regno Unito, Nord America, Europa e alleati del Pacifico dalla Cina. Il tema è l’approvvigionamento di queste materie prime, necessarie allo sviluppo di nuove tecnologie in ambito militare e ambientale. Ricorderete anche che nell’estate del 2019 il Presidente americano Donald Trump, preoccupato per la scarsa capacità del suo Paese di approvvigionamento di terre rare, necessarie all’industria bellica, propose di acquistare tutta la Groenlandia con i suoi abitanti, cani e minerali. L’offerta, ritenuta assurda, fu ovviamente rifiutata dall’allora Primo Ministro danese Mette Frederiksen. Ma non basta. La società che si dovrebbe occupare delle operazioni nella miniera di Kvanejfield, la Greenland Minerals, ha come principale azionista la società cinese Shenge, la quale in un memorandum del 2019 dichiarò che avrebbe acquistato tutto l’output prodotto dalla miniera. La realtà dei fatti, al netto di roboanti esternazioni, vede oggi il progetto di esportare tutta la produzione in Europa. L’Unione Europea ha infatti messo in piedi una forte campagna per l’approvvigionamento di terre rare, in linea con il ruolo di leader della transizione energetica.

L'unica cosa sicura ad oggi è che le elezioni del 6 aprile rappresenteranno un importante punto di svolta, rendendo chiara la direzione che la Groenlandia e i suoi abitanti vorranno scegliere per il proprio futuro. 

Share it