Il ritiro dei ghiacciai della Groenlandia e la trasformazione del nostro pianeta

Il ritiro dei ghiacciai della Groenlandia e la trasformazione del nostro pianeta

Nell'estate scorsa in Groenlandia si sono sciolti 586 miliardi di tonnellate di ghiaccio: 1 milione di tonnellate di ghiaccio al minuto, una cifra record e da capogiro.
E in molti affermano che siamo arrivati al punto di non ritorno. Questo non chiarisce quello che sarà il futuro della Groenlandia e i riflessi a cascata sull'insieme dei continenti. Non esistono ancora modelli accurati sugli effetti delle trasformazioni.
Per ora ci si limita alla lettura dei dati come i risultati di un nuovo studio pubblicato sul sito della rivista “Nature Communications Earth and Environment“

L'analisi ha dimostrato che nel XX secolo ci sono stati molti anni in cui la superficie del ghiaccio in Groenlandia è aumentata ma in tempi recenti si è solo massicciamente disciolta.

Michalea King, ricercatrice del Byrd Polar and Climate Research Center afferma:
“Abbiamo preso in considerazione le osservazioni satellitari, le nevicate invernali non riescono a contrastare lo scioglimento del ghiaccio. I ghiacciai si sono ridotti abbastanza da far sì che molti di loro si trovino in acque più profonde, il che significa che è aumentata la quantità di ghiaccio a contatto con l’acqua, che scioglie ulteriormente il ghiaccio e rende ancora più arduo il ritorno alle condizioni precedenti”

"Quel che ci minaccia - spiega Il glaciologo tedesco Ingo Sasgen - è che stiamo costantemente battendo nuovi record di perdita di massa in Groenlandia. Nel 2012, quando abbiamo assistito all'ultima grande fusione, si è detto che si trattava di un evento che capita una volta in un secolo e che non sarebbe riapparso tanto presto. E invece solo sette anni dopo, nel 2019, abbiamo avuto condizioni atmosferiche che hanno nuovamente causato uno scioglimento ancor più massiccio". C'è però chi è di altro avviso: non sarebbero tanto i record a doverci spaventare, quanto invece le temperature medie in costante aumento. "Al di là del record - spiega all'Agi Renato Colucci, glaciologo e ricercatore presso l'Istituto di scienze marine del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ismar) - quello che preoccupa non è tanto il caso singolo di caldo estremo, che rientra in statistiche minime, quanto un aumento, anche se di pochi gradi, che interessa le temperature medie".

Difficile prevedere il futuro

La fusione dei ghiacci polari con l'effetto dell'innalzamento del livello degli oceani è solo il primo gradino delle trasformazioni che possono rimodellare il pianeta. Fra le pieghe del rapporto di Nature Communications si comprende che oceani e criosfera stanno già cambiando sotto l’effetto del riscaldamento globale. La verità è che servirebbe uno studio comparativo multimillenario per capire quale reale scenario si profila.

Secondo altri studiosi più radicali, quello che accade è conseguenza di un clima che non potrà in alcun modo garantire la sopravvivenza di molte delle esistenti masse glaciali. Già negli anni Sessanta era stato previsto questo scenario. Un rimedio praticamente impossibile sarebbe quello di invertire questo processo con un abbassamento repentino e costante delle temperature medie. Del resto anche se le temperature medie dovessero cessare di aumentare rimanendo ai livelli d'inizio secolo i ghiacci polari continuerebbero a fondere.

Gli effetti del surriscaldamento globale sembrano arrivati ad uno stato di irreversibililità.
Possiamo forse solo cercare di rallentarne il corso?

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